Non è un tasso bancario, bensì una percentuale statistica, legata alle due ruote a motore, che nella cultura popolare, indica i centauri che utilizzano la moto anche nel periodo invernale.

Guido la moto tutto l’anno; lo faccio dal ’94 quando ho conseguito la patente A ed ho comprato la mia prima cavalcatura, una Honda 750 Four del ’74. In quegli anni gli inverni erano inverni, con temperature, nella pianura e nella collinare del Friuli, prossime ai -5 / -10 gradi, per giorni. Non esistevano tessuti tecnici alla portata di un neofita squattrinato, e quindi ci si arrangiava come si poteva. I guanti era quelli da sci e ricordo di aver indossato un sotto giacca, fatto con dei quotidiani sagomati, a mo’ di cartamodello, per poi infilarmi una giacca montone, già allora esistevano i falsi, chiudendo le maniche ai polsi con le fascette portasci, soluzione più rapida e comoda grazie al velcro, rispetto ad usare del nastro adesivo, che comunque ho testato. Se da un lato la temperatura percepita era comunque bassa, ma accettabile, per contro la comodità e la mobilità ne risentivano parecchio, a causa della stratificazione a cipolla del vestiario. Negli anni la tecnologia dei tessuti si è evoluta, i prezzi si sono abbassati, divenendo via via più popolari, ed ora è possibile stare al caldo, anche nella stagione fredda, senza dover accendere mutui o sembrare degli omini michelin.
Come detto, guido la moto anche d’inverno, usandola spesso, ma non riesco nel quotidiano, causa complicazioni lavorative e quei centauri che lo fanno, hanno tutto il mio rispetto e la mia ammirazione.
Lo scopo di questo articolo, è condividere la mia personale esperienza, magari invogliando qualcuno a non temere il freddo, anche perché il “Generale Inverno” è passato da tanto; inoltre mi permetterà, nel caso di necessità, di avere un punto di partenza per discutere sull’evoluzione dei materiali.
Doveroso appunto, che mi viene mosso da tanti amici motociclisti: dicono che sono atermico (intendendo, invece, termoregolato), perché soffrendo molto poco gli estremi della temperatura, risulto poco attendibile come riferimento per il caldo ed il freddo. Devo anche aggiugere, per dovere di cronaca, che nella stagione più fredda, giro quasi solo con Trudy, che avendo un buon parabrezza, mi protegge dal vento sulla maggior parte del corpo.
Parto dal setting abituale ovvero quello che indosso durante l’arco dell’anno, con alcune varianti nei materiali in accordo con le temperature.
Ritengo, questi indumenti e accessori, indispensabili ed essenziali a prescindere dalle condizioni ambientali esistenti.
- Guanti
- Sottocasco
- Paracollo
- Airbag
- Fascia elastica parareni
- Pantaloni con protezioni
- Stivali
- Extra
Non è mia intenzione fare pubblicità, ma citare marca e modello dei vari capi d’abbigliamento dovrebbe rendere meglio l’idea, perché in questa parte d’Italia, non c’è la scelta che esiste in altre zone più densamente popolate, dove è possibile reperire marchi o modelli in maggior quantità.
Guanti
Sono una classica “croce e delizia”, più di quanto non s’immagini. Ho faticato parecchio per trovare un modello che coniugasse, vestibilità, protezione, sensibilità, permettendomi al contempo una buona presa sulle manopole. Alcuni modelli, anche parecchio costosi, con l’uso hanno mostrato difetti non preventivabili, come cuciture interne fastidiose, che lasciavano il segno sulla pelle a fine giornata, mentre in altri la mano sudava troppo, in altri ancora la presa risultava scomoda o insicura.

Per quelli estivi, ma dovrei dire “quelli per la bella stagione” o “quelli per temperature sopra i 10/15 gradi”, la scelta è ricaduta sui Dainese in pelle modello BlackJack.
Li uso, in abbinamento, in caso, ad un sottoguanto leggero, anche con il termometro prossimo ai 5/7 gradi.
Mi trovo così bene, che ho fatto scorta e nell’armadio ci sono altre due paia di riserva, in caso esca di produzione.

Quelli invernali sono stati molto più difficili da “inquadrare”, se come gli estivi dovevano coniugare, vestibilità e protezione, per quelli da freddo l’imbottitura interna li rendeva scomodi nella presa ed a ridotta sensibilità.
Per alcuni anni ho usato i Dainese TEMPEST D-DRY lunghi. Tengono caldo, ma le punte delle ultime due dita, si intorpidivano, a causa della la forza esercitata per evitare che la mano scivolasse dall’acceleratore, immagino per il tipo di materiale usato per il palmo, forse dell’Alcantara.

Casualmente, mi imbattei in una recensione on line di un test drive di una moto testata in inverno sotto la pioggia, il giornalista, indicava anche l’abbigliamento tecnico, che aveva a disposizione per la prova. Nel servizio indossava i guanti della Held, marchio per me sconosciuto fino ad allora, ma disponibile, solo parzialmente, in zona, in alcuni negozi della catena Bep’s. A fine 2023, la selezione di modelli a catalogo risultava adeguata per quel marchio, ed essendomi formato un’idea ben precisa di quanto andassi cercando, ho potuto trovare un guanto che le racchiudesse tutte, almeno al momento dell’acquisto

In primis hanno il palmo in pelle con un’imbottitura consona, che permette la giusta mobilità e presa, e la componente in gore tex promette di mantenere le mani all’asciutto. Al momento sono soddisfatto, anche perché non te li regalano ed i 130 eurini che costano, sono una cifra importante, per un prodotto che “speri” vada bene e mantenga le promesse nel tempo. Ho percorso con loro solo qualche migliaio di chilometri , ma sembra che i Gore-Tex Madoc Max della HELD, stiano mantendendo le promesse. Solo con l’andare degli anni, potrò dire se le cuciture rimarranno salde, se la componente isolante continuerà a far da barriera all’acqua ed al freddo, e se saranno loro a vincere al tenzone come miglior guanto invernale.
Paracollo

Uno dei problemi, che affligge il mio fisico, ma credo quello di molti centauri, sono le cervicali, soprattutto per la postura obbligata che vertebre e muscoli devono mantenere, oltre a reggere il peso del casco. Per quanto mi riguarda il problema è solitamente muscolare (trapezio, splenio, sterno-cleido-mastoideo, spinoso), causato dalla posizione di guida e dalle contratture date dai “colpi d’aria”. Una soluzione semplice, ma efficace, ho scoperto essere quella di indossare uno scoldacollo. Se in inverno è una soluzione abbastanza popolare, in estate, con il caldo, potrebbe esserle meno. Preferisco soffrire, relativamente, un po’ di caldo e coricarmi senza l’uso di analgesici, che fare il “gavanello” e poi imbottirmi di farmaci. Quello che negli anni ho trovato più adatto è lo SPIDI NECK WARMER.
Sottocasco
Ho cominciato tardi, ad usare un sottocasco, un po’ per ignoranza, pensando che il casco rischiasse di muoversi ed un po’ per abitudine ad infilare il casco direttamente, ma l’uso di questo accessorio ha dei vantaggi diversi a seconda dell’arco delle quattro stagioni in cui lo si usa. Se in inverno, può essere un valido aiuto per tenere la testa e parte del collo al caldo, nel resto dell’anno permette di proteggere il collo dai colpi d’aria, ma soprattutto in estate, l’uso è più salutare, trattenendo il sudore, e mantendendo l’interno del casco più asciutto ed igienico.

La Balaclava a mantellina, ovvero con coprispalle, è la prima scelta durante tutta la stagione fredda, se indossata tra l’intimo termico ed un lupetto o un dolcevita rimane in posizione, anche quando si toglie l’airbag, senza necessità di doverla riposizionare alla successiva ripartenza. L”uso è abbinamento al paracollo.

In estate al contrario usavo il classico passamontagna in seta che permette di coprire anche le cervicali. Abbinato al paracollo, ottenevo una protezione all’aria che ha migliorato la mia esperienza di guida.

Mancava qualcosa, però, per quell’alchimia che ti permette di rimanere in sella a lungo, soprattutto in quegli itinerari da oltre 5 o 6 ore. Incidentalmente, ho travato su un sito di “cineserie” la versione estiva della Balaclava a mantellina, utilizzata nei mesi invernali, e per pochi euro si poteva correre il rischio di comprare una “ciofeca”. Sorprendentemente, anche se dona un aspetto da terrorista mediorientale, mi ha trasmesso quelle sensazioni che al semplice passamontagna mancavano, grazie alla parte di mantellina che si infila sotto la “maglietta della salute”.

L’uso della fascia tubolare multiuso, è ristretto eventualmente ai mesi più caldi, quando devo fermarmi e passare del tempo senza i “paramenti da centauro”, la versatilità, con cui può venir indossata, permette scenari non comparabili al solo passamontagna in seta. A volte ne uso due in abbinamento, ma avendone una sempre in tasca, risulta un valido sostituto e ricambio in caso di dimenticanza, anche di compagni di viaggio, ed in caso di sudorazione profusa per mantenere testa o collo all’asciutto ed al riparo dal vento
Airbag
All’inizio ero scettico sugli AirBag per motociclisti, come lo sono sempre quando si parla di nuove tecnologie ed innovazioni rivoluzionarie, almeno fino a quando non ho la possibilità d’informarmi adeguatamente, con fonti attendibili e dati statistici sicuri e convincenti. Scartati quelli ad azionamento meccanico, sono troppo distratto per non attivarli accidentalmente, ho optato per quelli elettronici. La tecnologia è matura, grazie ad anni di prove e test sui piloti dei vari campionati motociclistici a livello mondiale.

La Tucano Urbano, in collaborazione con la In&motion (fornitore in SBK e MotoGP) ha creato il modello AirScud con maniche removibili. Per acquistare l’Airscud, non si spende meno rispetto ai concorrenti, ma noleggiando la centralina In&motion, mensilmente, con la modalità sospendibile nei periodi di inutilizzo, è vantaggioso. E’ possibile, in caso di attivazione, sostituire la “cartuccia di carica” da soli, senza dover rimandare il tutto a casa madre. La “staccabilità” delle maniche con protezioni, risulta comoda, nei mesi caldi.
Sopra Airbag

Secondo la stagione e le temperature, la configurazione dell’abbigliamento sopra l’airbag varia, garantendo, sempre e comunque, a quest’ultimo di poter funzionare senza interferenze, causate ad esempio da una misura troppo aderente. La configurazione estiva è quella più semplice, airbag smanicato in abbinamento alla camicia da moto con protezioni, della John Doe che risulta molto comoda da indossare anche nelle giornate più calde grazie al 100% twill di cotone esterno ed al coolmax del rivestimento interno ed è realizzata appositamente in XTM-Fiber® una tecnologia in fibra realizzata dalla miscela DuPont ™ Kevlar® / Coolmax® e Lycra®.

La giacca in pelle della Spidi modello Vintage, era la giacca che usavo prima di “convertirmi” all’airbag da moto. L’unico difetto era il caldo che teneva in estate, portandomi spesso a fare delle vere e proprie saune. Aver optato per la camicia da moto, ha risolto il problema e mi ha permesso di mantere questo capo di vestiario, a cui sono legato particolarmente, nella mezza stagione, quando rimuovendo solo il paraschiena interno e mantenendo in situ le protezioni di spalle e gomiti permette l’uso dell’airbag smanicato. Man mano che le temperature calano, passo a rimuovere le protezioni ed usare l’airbag con le maniche, per arrivare a temperauture in cui necessito anche del trapuntino interno.

La giacca SPIDI 4 SEASON EVO H2OUT integra il tessuto a 3 strati Extra Tenax – con alta resistenza allo strappo e al taglio – con un morbido poliestere ed è abbinabile ad uno strato termico Thermo Liner, foderato con un’ovatta da 100 gr/mq in abbinamento ai suoi pantaloni, entra in gioco quando la configurazione della giacca in pelle e pantaloni in jeans risulta insufficiente. Solitamente da novembre a marzo avviene il cambio di passo. Anche in questo caso la giacca viene usata senza le protezioni per garantire all’airbag gli spazi adeguati per l’eventuale espansione.
Pantaloni

Come per il sopra airbag, anche i pantaloni utilizzati, variano con le stagioni. Da novembre a marzo, uso in abbinamento con la sua giacca, quelli della SPIDI 4 SEASON EVO H2OUT, il cui tessuto principale dello strato esterno integra un Nylon 6.6 Extra Tenax ad alta tenacità con un poliestere spalmato PU, per un alto livello di comfort, protezioni alle ginocchia ed ai fianchi. Una membrana a 3 strati rimovibile, garantisce confort in qualsiasi condizione climatica. Termicamente parlando, quest’ultima, non tiene particolarmente caldo, ma ha un’ottima funzione anti vento e di impermeabilità.

Il resto dell’anno, sia per comodità d’utilizzo, che vestibilità, uso i pantaloni della PMJ, che rendono più casual il look in linea con i modelli di moto che possiedo. I produttori sostengono che l’utilizzo del Twaron® di tipo balistico, lo stesso utilizzato nella produzione di giubbotti antiproiettile, rendano i loro “jeans per motociclisti i più sicuro della terra”. Fortunatamente, non ho avuto occasione di verificare tale affermazione, ma parlando solo di vestibilità e comodità, li trovo molto usabili anche una volta scesi dalla moto.
Fascia parareni

Da quando sono passato da una fascia lombare con protezioni ad una protezione del rachide completo, ovvero un paraschiena integrato nella giacca, ho iniziato a soffrire di indolenzimento ai muscoli dorsali e qualche problema intestinale. Probabilmente a causa di “colpi d’aria” ed usare entrambi gli accessori era scomodo. Non avendo rinforzi la Dainese BELT TIGER ha quadrato il cerchio.
Stivali

Ne possiedo due paia, uno vintage, ovvero, realmente vecchi e fatti negli anni 80, dalla RG, leggeri e con un aria vissuta “reale”, ed un paio più robusto e moderno: quelli che in dotazione ai carabinieri della pattuglia della Radiomobile. Il modello è denominato Art.7034 PA prodotti dalla NOVATION SPA. L’azienda forse ha chiuso i battenti non trovando riferimenti univoci ed affidabili in rete. Da nuovi, erano rigidi e scomodi, ma un po’ di caparbietà, qualche truccetto, come infilarci la palla del mio Labrador, per “sformare” il punto del collo piede, versare dell’alcool denaturato sulle cuciture e tenere il laccio interno, allentato per la maggior parte della lunghezza, sfuttando il velcro perimetrale per la chiusura, li ha resi, dopo alcuni mesi di utilizzo, insostituibili in tutte le stagioni.
Extra non troppo extra
Nel mio “inventario” ci sono due accessori che non lascio più a casa, ovvero le bretelle rifrangenti ad alta visibilità, ed il completo antipioggia. Sono riuscito a stivare il tutto, in sacchetti sottovuoto per ridurne gli ingombri, tra la protezione paraschiena dell’airbag e la membrana di chiusura. Questa soluzione, non inficia in nessun modo la funzionalità del giacchetto autogonfiante, permettendomi al contempo di averli sempre disponibili in caso di necessità.

Forse l’ultimo accessorio che verrebbe in mente, ma guidando una moto d’epoca, che per natura, può presentare più problemi di una di recente costruzione o viaggiando oltre confine, dove l’alta visibilità è obbligatorio anche per i centauri, le bretelle rifrangenti, trovano una valida ragione d’essere. Mi è già capitato di dover cambiare il cavo frizione a bordo strada, di rimanere senza carburante, di soccorrere un altro motociclista caduto o con problemi… e segnalare la mia presenza agli altri utenti della strada, mi permette di affrontare tali circostanze con meno apprensioni.

Credo che a tutti sia capitato di partire con il sole e venir colti da un improvviso temporale estivo lungo la strada, soprattutto in montagna. ll completo antipioggia è uno di quei capi d’abbigliamento che ti accorgi della sua importanza quando non l’hai appresso. Ricordo un giro in Carnia con un amico, di quanta acqua abbiamo preso nel ritorno; entrambi avevamo le antipioggia lasciate a casa, confidando nella fortuna e nel meteo. Quel tipo di errore, da quando ho l’airbag, non è più ammissibile, il giubbetto autogonfiabile, infatti, non può prendere pioggia, o meglio, la centralina che lo gestisce non può bagnarsi. Per questo ho scelto una soluzione a 2 pezzi, quello della IXS modello Calais. Avrei optato volentieri per la versione ad alta visibilità, ma non era disponibile, all’epoca, nella mia taglia e non era previsto, in negozio un riassortimento nel breve periodo. Grazie alla conformazione della protezione paraschiena dell’Airscud, ho posizionato i pantaloni, sempre nel sacchetto sottovuoto, nella parte superiore all’altezza delle spalle, mentre la giacca, nella parte inferiore all’altezza delle reni, dove la chiusura in velcro, sottostante, permette di accederVi senza la necessità di scendere dalla moto e svestirsi; semplificando le operazioni di utilizzo, in caso ci si trovi prossimi ad un temporale e già le prime gocce chiariscano quale saranno le condizioni ed il proseguo del viaggio.
Aggiornamento al vestiario
Ho iniziato a valutare l’uso dei tappi auricolari dopo averli visti usare da un amico, che li ha adottati per ridurre il fastidio dei fischi provocati dai vortici aerodinamici all’interno del casco. Da quel giorno ho cominciato a notare anch’io il problema, riscontrando la presenza di acufeni una volta sceso dalla moto. È da poco che ho iniziato a usare questa protezione, ma sembra efficace.
L’unico difetto, tuttavia, è che l’uso dei tappi auricolari impone un cambiamento nell’abitudine di guidare “ad orecchio”. Normalmente, mi affido al suono del motore per capire il momento ideale per cambiare marcia, oppure per tenere il regime più confortevole, ma con i tappi il rumore diventa più ovattato. Questo rende necessario adattarsi a una nuova modalità di guida, basandosi più sulla percezione visiva dei tachimetri e su altre sensazioni, piuttosto che sull’ascolto diretto del motore.
Tabella di riferimento
La tabella ha uno scopo estremamente personale, dopo anni di tentativi, ora ho sviluppato uno strumento di facile e rapida consultazione su come prepararmi per un giro in moto di qualche centinaia di chilomentri con gli amici, in ogni stagione e con qualsiasi temperatura.
La mia personale guida parte solo dagli 0 gradi centigradi, non avendo avuto occasione, causa la mitezza della stagione invernale di testare il mio setting a temperature inferiore, cosa che sarebbe avvenunta con facilità negli anni ’80 e ’90.
| Vestiario | 0° / 15° | 15° / 20° | 20° / 25 ° | oltre 25° |
|---|---|---|---|---|
| Sopra Intimo | Completo termico OBLO Base layer Warm | |||
| Sotto Airbag | Lupetto o Dolcevita in cotone | Polo a maniche lunghe | Polo a maniche lunghe | Polo o TShirt |
| Airbag | con maniche | smanicato | smanicato | smanicato |
| Sopra Airbag | Giacca con fodera Spidi H2Oout | Giacca in pelle Spidi con rapuntino interno | Giacca in pelle Spidi | Camicia John Doe |
| Sottocasco | Balaclava con mantellina termica | Balaclava con mantellina termica | Balaclava con mantellina in seta o cotone | Balaclava con mantellina in seta o cotone |
| Paracollo | Paracollo | Paracollo | Paracollo | Paracollo |
| Sotto Pantaloni | pantaloni tuta ginnica | |||
| Pantaloni con Protezione | Pantaloni con fodera Spidi H2Oout | Jeans con protezioni | Jeans con protezioni | Jeans con protezioni |
| Calzini | lunghi cotone/lana | lunghi cotone | lunghi cotone | lunghi cotone |
| Guanti | Invernali | Estivi con eventuale sotto guanto | Estivi in pelle | Estivi in pelle |

Recentemente ho scoperto l’esistenza della giacca in tessuto Base-1 Armor della Spidi, ma non ho avuto ancora l’occasione di toccarla con mano e provarla. La Spidi la pubblicizza come “lo strato protettivo più vicino al corpo, che mantiene i protettori saldamente aderenti alle parti del torso e delle braccia più esposte in caso di caduta… Il tessuto in rete di poliestere è stato progettato per offrire grande elasticità e garantire la massima circolazione d’aria nelle giornate più calde. Sono presenti 2 tasche esterne chiuse da bottoni e 2 tasche interne particolarmente capienti. I protettori fissi su spalle (della serie Warrior Lite) e gomiti (della serie Forcetech) sono entrambi certificati secondo EN 1621-1:2012 a livello 1“.
L’idea sarebbe quella di indossare la Base-1 sotto l’airbag essendo già predisposta con protezioni a spalle e gomiti, ed eventualmente la protezione toracica, mentre il giacchetto autogonfiante, smanicato, garantirebbe la restante protezione, soprattutto in quelle giornate estive torride da oltre 30°.
Vedremo quando avrò occasione di provarla, se farà al caso mio.
L’occasione di provare ed acquistare la Base-1 Armor c’è stata, e purtroppo c’è stata anche l’occasione di testare l’efficacia delle varie protezioni.
La Base-1 Armor assieme all’AirScud ed ai pantaloni della PMJ, sono stati testati in condizioni reali a seguito di un incidente avvenuto nei primi giorni di luglio, lungo la strada che collega il lago di Cavazzo a Tolmezzo, nei pressi della “S” poco prima del chilometro 7 della SS512, in salita.
Durante la percorrenza di una curva, un camper in discesa ha invaso parzialmente la corsia opposta, portando ad un allargamento della traiettoria per evitare il contatto. La manovra ha reso impossibile il corretto rientro in curva, causando l’uscita della ruota dalla sede stradale con ingresso nello scolo dell’acqua e l’arresto del mezzo contro il costone roccioso.
L’airbag si è attivato correttamente, bloccando il casco e contribuendo a contenere gli effetti dell’impatto al livello del rachide. Le protezioni agli arti hanno limitato i danni: si è riscontrata solo un’abrasione al ginocchio, mentre i jeans risultavano appena impolverati (e forse sono veramente i più sicuro della terra, come dichiarato dal costruttore. Nonostante la struttura leggera della rete, la Base-1 Armor ha protetto efficacemente la spalla. L’unica lesione rilevata è stata una frattura alla scapola che, date la dinamica dell’incidente e lo sfregamento contro il costone, difficilmente sarebbe stata evitabile da qualsiasi sistema di protezione attualmente disponibile.
























































































































































































