Quando l’amico Sergio, il meccanico che ha restaurato Trudi e che l’ha curata fino ad oggi, mi ha ricordato che per lui era giunto il momento di ritirarsi dal mondo lavorativo, mi ha aperto gli occhi su una situazione alquanto delicata.
La mia moto non è stata restaurata per tenerla in un museo, bensì per godermela sulla strada tutti i giorni. Percorrere oltre 8000 km l’anno, soprattutto in montagna tra curve e tornanti con una California prima serie, non è la cosa più saggia da fare, soprattutto se lo scopo è quello di conservarla a lungo ed al meglio.
Il fatto che una Guzzi di cinquant’anni, ti porti ovunque con sorprendente facilità, non significa che la si possa maltrattare come fosse una moto moderna; inoltre i meccanici competenti, che sappiano realmente metterci le mani sopra, sono sempre meno ed i ricambi, per un mezzo con quasi mezzo secolo sul manubrio, sono sempre meno reperibili.
Perché rischiare di stressarla troppo, con chilometraggi eccessivi, portandola spesso al limite? Le possibilità per ridurne l’uso e conseguentemente l’usura sono poche.
Un’alternativa, sarebbe limitarsi notevolmente con i viaggi, soprattutto con gli amici più “estremi” oppure bisognerebbe affiancarle un’altra cavalcatura più moderna.
La prima opzione non è stata presa in considerazione fin da subito. Limitarsi a qualche giro domenicale in pianura od al più in collina e qualche raduno a tema mi avrebbero spinto in un futuro non troppo lontano a vendere tutto e smettere di andare in moto. Da quando sono un centauro, ho sempre guidato la mia cavalcatura in tutte le stagioni, affrontando le condizioni meteorologiche più disparate, compreso nebbia, ghiaccio e neve.
Optare per un’altra cavalcatura da sfruttare negli itinerari più impegnativi, magari in compagnia di quegli amici meno cicloturisti, è sicuramente una soluzione più percorribile, anche se realisticamente onerosa.
Osservando gli amici con cui giro regolarmente, mi sono reso conto che potrò restare in sella probabilmente ancora per una ventina d’anni, forse qualcuno in più se il fisico regge. Pensando, però, ad Alfeo “Cocco” Cargnelutti che a 73 anni è andato da Pozzis di Verzegnis fino a Samarcanda con un Harley del ’39 da lui costruita, la mia aspettativa di continuare ad essere un centauro si allungherebbe parecchio.
Una valutazione attenta mi orienta verso un mezzo il più recente possibile, che non necessiti di interventi meccanici importanti, almeno nel prossimo decennio, eccezion fatta per i consueti tagliandi annuali ed il cambio gomme.
Quale modello avrebbe potuto affiancare Trudi in garage, e quali requisiti doveva soddisfare il nuovo acquisto?
Volevo un modello con stile, che si distinguesse dalla massa.
Volevo che mantenesse un buon valore di rivendita con il passare del tempo in caso di necessità.
Doveva essere affidabile, ovvero essere un progetto maturo.
I costi di gestione non dovevano essere troppo onerosi, con un motore di cilindrata media, ma comunque brillante. Una cilindrata tra i 350 cc ed i 750cc sarebbe stato un giusto compromesso.
La manutenzione doveva essere limitata.
La ciclistica e la posizione di guida dovevano essere sportive, ma non estreme o troppo corsaiole; in grado di permettere gran divertimento tra curve e tornanti, ma risultare discretamente comode nelle lunghe percorrenze.
Sufficientemente leggera, maneggevole e di facile utilizzo anche per una ragazza, sia perché ormai ho una “certa…” sia perché mi farebbe piacere che la consorte la usasse nelle uscite in coppia con Trudi.
Non doveva essere una copia di Trudi.
Dopo mesi di ricerche, confronti, analisi… leggendo, ascoltando e guardando comparative e recensioni nonché guardando video di tester o di semplici appassionati, sia in Italiano che in Inglese Britannico, Americano ed Australiano… ho individuato il modello che meglio di altri soddisfaceva tutti i requisiti.
Le altre pretendenti al titolo, compresi alcuni modelli che mi piacciono esteticamente e che avrei visto bene a fianco di Trudi nella rimessa, sono state
- Harley Davidson Springer softail Classic (modello apparso in Indiana Jones IV)
- Triumph Boneville
- Triumph Bobber
- Royal Enfield Classic
- Royal Enfield Interceptor
- Benelli Imperiale
- Guzzi V85 tt
- Guzzi Audace
- Guzzi Stone
Una prima scrematura ha portato ad escludere tutti quei modelli che avevano una cilindrata troppo alta o che non rientravano nel mio Budget come l’Audace, la Springer e la V85tt.
La Bobber e la Stone le possiedono già alcuni amici, anche se le hanno trasformate in versioni Special. Volendo distinguermi le ho escluse.
Altri modelli sono stati tolti dalla lista, perché dotati di un motore troppo poco brillante o con troppi pochi cavalli per un uso su percorsi tortuosi montani, anche se sarebbero state ottime in un contesto cittadino o collinare.
Le ultime ad uscire dalla rosa delle papabili sono state la Royal Enfield Interceptor e la Triumph Boneville. Queste erano le uniche che soddisfacessero tutti o quasi i criteri fissati; spesso sono recensite fianco a fianco nelle comparative presenti in rete.
Alla fine è stato esclusivamente il cuore a guidarmi, portandomi a scegliere la vincitrice; ovvero il suono di un motore che ho imparato ad amare in tanti anni e l’assenza di manutenzione alla trasmissione finale.
La coinquilina di Trudi non poteva essere, quindi, che un altra Guzzi, ovvero la V7 III Racer prodotta in serie limitata e numerata.

A livello di stile credo ci siano pochi dubbi, con un design che strizza l’occhio alle icone del passato marchio come la V7 Sport, la S3 e la Le Mans. Si fa notare per il suo telaio rosso, il codino e gli ammortizzatori Öhlins.
Essendo prodotta in serie limitata e numerata dovrebbe mantenere un buon valore in caso di rivendita.
Il progetto V7 arrivato alla terza generazione è maturo ed affidabile. L’introduzione dell’ABS e del controllo di trazione la migliorano rispetto alle versioni precedenti.
Il cardano e l’affidabilità Guzzi consentono una manutenzione ridotta.
Il motore da 744 cc, ha una potenza di 52 CV che grazie ad un buon rapporto tra peso e potenza, permette di godere di un’erogazione brillante.
Una sella a 770 mm da terra combinata ad un peso complessivo di 190 kg a secco, ne permettono la fruibilità anche alle donzelle, ai centauri di statura minore o a quelli un po’ più attempati, come il sottoscritto.
Nella maggior parte delle comparative la V7 III è stata la più divertente e performante su strade montane tortuose con una migliore guidabilità nelle curve e nei tornanti. La versione Racer con l’impostazione telaistica più aggressiva e la componentistica più corsaiola, come i semi manubri e le pedane arretrate, ne migliorano, se possibile l’esperienza di guida.
Come è evidente non assomiglia per nulla a Trudi, sia nell’aspetto sia nell’impostazione di guida.
Tutti i requisiti sono stati soddisfatti e come da tradizione la nuova arrivata dovrà avere un nome.
Questa volta il nome è arrivato prima della moto, infatti al momento c’è il pre-contratto, sperando che per l’Epifania, restrizioni per il contrasto del Sars-Cov2 permettendo, il garage ospiti due Aquile di Mandello.
La nuova arrivata si chiamerà Rachel.
L’assonanza con il modello è evidente, Rachel / Racer, ma quando lo pronuncio, il nome mi evoca collegamenti mentali al femminile, più o meno reali…
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Rachel Weisz Attrice |
Rachel Hurd-Wood Attrice |
Rachel Ellestein Highlander, l’ultimo immortale |
Rachel Blade Runner |
Rachel Green Friends |
Rachele Il personaggio di tradizione biblica La moglie prediletta di Giacobbe. Madre di Giuseppe e Beniamino. |
Se con la locuzione latina “Nomen omen” ovvero “il nome è un presagio” o “un nome un destino”, gli antichi Romani credevano che, nel nome della persona fosse indicato il suo destino, tale credenza sarà, forse, confermata in questo modello.
Rachel deriva dal nome ebraico רָחֵל (Raḥel), adattato in greco come Ραχηλ (Rachel) o Hrakhel ed in latino come Rachel. Il significato è letteralmente “pecora”, “pecorella”.
La mia Rachel probabilmente sarà una docile pecorella, in pianura o in città, ma alla prima strada tortuosa che incontrerà rivelerà il lupo che vi si nasconde.
Note
Dopo aver concluso il contratto d’acquisto, ho scoperto che la Guzzi ha annunciato alla stampa che nel 2021 la V7 avrebbe goduto di una serie di migliorie e aggiornamenti tecnici tra i principali un aumento della cilindrata, più cavalli disponibili, miglioramenti nell’erogazione della potenza, oltre che al cardano, all’elettronica ed altre componentistiche.
Personalmente, lo ritengo un peccato, perché porterà la casa di Mandello del Lario ad abbandonare la fascia di mercato delle moto di media cilindrata, dove era un riferimento.
Le versioni disponibili da febbraio del nuovo anno, saranno solo la Stone e la Special. Questo significa che la Racer non sarà più in produzione; che è stata l’ultima opportunità di portarsi a casa una serie limitata e numerata, e che Rachel sarà una delle ultime immatricolate della sua serie.






A Tramonti di Sopra ogni difficoltà è alle spalle, la strada torna ad avere le due corsie, il fondo è buono ed il lago di Redona si paventa davanti a noi con il sole che è tornato ad accompagnarci in quest’ultimo tratto.

















