La prima volta che percorsi la val Aupa su una due ruote, ero poco più che adolescente, e si trattava di una mountain bike. All’epoca, sembra passato un secolo, in realtà, sei o sette lustri, i genitori di un caro amico, prendevano in affitto una baita a Studena Alta, e con Claudio, vi passavamo alcuni giorni percorrendo sentieri, strade e ghiaioni.
Tornando ai tempi odierni, di recente ero al motoraduno di Venzone, uno dei borghi più belli d’Italia e monumento nazionale, assieme al mitico Bubi ed alla figlia Linda con la loro BMW K100, quando Andrea, un collega di lavoro, dopo essere smontato da un turno di notte impegnativo, mi ha raggiunto, a bordo del suo ultimo acquisto, una Triumph Bobber; moto ideale per un giro tranquillo e volendo fare un po’ di strada anche per distrarsi e rigenerarsi, cogliamo l’occasione di essere già nell’alta collinare friulana per ripercorrere la strada che porta a Sella Cereschiatis, ma stavolta facendo meno fatica, rispetto a quando ero ragazzino. Da Venzone si percorre la Statale 13 verso Nord, per poi girare a sinistra a Moggio di Sotto, la strada diventa la Provinciale 112. Negli anni, alluvioni e disastri ambientali hanno causato un peggioramento delle strade della zona sono peggiorate, e la montagna, ahimè mostra parecchie cicatrici, ciò non di meno, rimangono zone splendide che meritano una moto cavalcata.
La prima parte, dell’itinerario, è piuttosto comoda e senza particolari difficoltà, si arriva velocemente a superare gli abitati di Chiaranda e Dordolla, proseguendo comodamente fino alla zona di Saps. Qui le cose cambiano, la strada diventa impegnativa, la pendenza aumenta ed il manto, fino ad Aupa, risulta più scivoloso, per la presenza di foglie, muschi soprattutto nelle zone all’ombra, nonché per del brecciolino. Scavallato Sella Cereschiatis, si giunge a Studena Alta, la sede stradale, a questo punto, si allarga ed il fondo migliora, mantenendo la giusta attenzione, ci si può comunque rilassare un attimo mentre si viaggia verso Pontebba. Imboccata la Statale 13 verso Sud si scende superando Dogna e Chiusaforte, dove è possibile prendendo la strada che porta a Sella Nevea proseguire con un itinerario che raggiunge Cave del Predil, con una possibile visita al museo minerario, passando in seguito per il lago di Predil o Raibl per giungere infine a Tarvisio.

Arrivati a Resiutta, è possibile, e lo consiglio caldamente fermarsi a mangiare il polletto gustando una birra artigianale, considerato che fin qui il percorso è stato di 60 km per un oretta e mezza quasi di strada; nel mio caso, avevamo consumato un panino ai chioschi del motoraduno, quindi abbiamo proseguito, imboccando la val Resia. La strada conduce prima Povici e poi a Tigo, successivamente bisogna prendere in direzione Lischiazze per giungere alla sella Carnizza ed ad Uccea. Se fino a Tigo, tutto sommato la strada era ragionevolmente comoda, fatta eccezione per la riasfaltatura della parte centrale della corsia di marcia, a copertura di lavori fognari, la situazione cambia; si entra nel bosco, la strada si restringe, rimanendo comunque a doppio senso di circolazione, cominciano ad apparire qua e là delle buche nell’asfalto e qualche rigagnolo che l’attraversa. Noi lo abbiamo percorso dopo un periodo di abbondanti piogge, un maggio freddo, ventoso e piovoso, quindi a terra abbiamo trovato aghi di conifere e fogliame vario inframezzato a qualche ramo rotto ed all’immancabile brecciolino, generato da qualche masso che probabilmente si è staccato dall’alto. La guida assorbiva la nostra attenzione, ma non ci ha impedito di godere a pieno dei panorami e degli scorci che la natura ci ha offerto, in una rara mattinata di sole. Guidando con un filo di gas e modulando con dolcezza i freni, per evitare rischiose scivolate, arriviamo a Sella Carnizza ed alla Baita “al Botton d’oro”, ci concediamo una piccola sosta per deliziare il palato con una fetta di strudel artigianale ed un buon espresso prima di affrontare le difficoltà dell’imminente discesa.
Se la salita è stata impegnativa, la discesa lo è maggiormente, alle difficoltà già esposte, vanno aggiunti più sassi, sulla sede stradale, staccatisi dal costone, i rivoli d’acqua molto più ampi, alimentati da spettacolari cascatelle presenti sul fianco della montagna, che aumentano la viscidità del tracciato, molte più auto percorrono la stretta via di comunicazione, ed ovviamente la forza di gravità porta i mezzi ad aumentare la loro andatura, obbligando il centauro ad un usare e modulare maggiormente sia i freni tradizionali che il freno motore, che risulta fondamentale in queste situazioni.

La fatica e la tensione, fortunatamente, si allentano quando la strada raggiunge Uccea e ci si ritrova sulla regionale 646. Se all’incrocio scegliamo di andare a sinistra finiremo in Slovenia, mentre prendendo a destra, giungeremo a passo Tanamea ed al pian dei Ciclamini. Nella nostra uscita, per un breve periodo il sole ha lasciato il posto ad una leggera pioggia, che ci ha preoccupato, certo, ma viaggiando su una strada ampia e ben asfaltata, anche se trafficata, non è stato un grosso problema, per le nostre cavalcature. Giunti a Vedronza, il guidare diventa una formalità, oramai si tratta di viaggiare su una normale strada, ma se avessimo voluto, avremmo potuto effettuare ancora una piccola splendida deviazione, prendendo a sinistra per Villanova delle Grotte, inerpicandoci fino al Forte sul Monte Bernadia, per poi ridiscendere per Sedilis e rientrare sulla provinciale a valle di Ciseriis e quindi arrivare a Tarcento. Alla fine il nostro itinerario si è concluso all’incrocio tra al Regionale 646 e la Regionale 356, dopo aver percorso circa 110 km totali e due ore e mezza, ovviamente senza considerare le soste.




